Questa stagione Luca Gasparini di W.P. ha pubblicato i test dei materiali professionali ed approfonditi come nessuno aveva mai fatto. Nulla toglie a noi di TT di aggiungere un test durato un anno a cura di Francesco Pintavalle. Francesco non è una figura professionale, ma un consumer avanzato,ricordiamo i suoi preziosi feedback alla Crispi con il primo scarpone al carbonio. Chi vuole comperare qualsiasi attrezzatura vuole leggere anche le impressioni di un terrestre, famoso negli States il sito Epinion.com . Francesco è noto nel'ambiente per mettere alla frusta i materiali, nel suo curriculum c'è una clamorosa rottura di un Bomber Tele... un attacco da telemark somigliante ad un carro armato. Come sarà andata la miscela Crispi Evo ed NTN? Leggi il test |
Crispi Evo + Rottefella NTN, un anno dopo di Francesco Pintavalle
Ovvero l’attacco NTN ed il Crispi Evo dopo un anno (o quasi) di sci: dal 13 Marzo 2009 al 13 Febbraio 2010.
Nei mesi passati ho avuto modo di testare in differenti situazioni il sistema NTN, dove ‘differenti’ sta per: lift-assisted freeride, scialpinismo ’standard’, sci ripido ed un po’ di freestyle estivo. Quindi nessuna attività su terreno preparato a parte lo snowpark.
Siccome di solito si preferisce avere le brutte notizie prima delle belle, inizio dai problemi.
Gli scarponi sono effettivamente molto comodi ma, sciando in powder stance, dopo qualche tempo le due guance anteriori della chiusura e la lingua provocano un doloroso punto di pressione che è difficile risolvere anche con una termoformatura ‘truccata’ da spessori sulla tibia. Peraltro, con sci larghi (>100 mm) l’attitudine a spingere fortemente sulle lingue degli scarponi è una reale necessità.
La parte anteriore dell’attacco danneggia il puntale dello scarpone, lateralmente, provocando una deformazione significativa della plastica sul bordo. Il fatto esteriore in se non è nemmeno degno di citazione (lo sci, ovviamente, non dipende dal look) però potrebbe essere indice di punti di cedimento (la curvatura della zona deformata è rilevante, il raggio della deformazione è dell’ordine di qualche mm)


Le molle cedono, con l’uso tendono a fare una cosa tremenda: ammorbidirsi molto.
Rimane ben evidente il problema del dead spad (presente anche in altri attacchi rottefella da 75mm), ovvero i primi 5-10° di movimento sembrano essere senza ritenzione dal sistema elastico, appena dopo inizia la reazione dell’attacco – in effetti graduale.
Si forma una notevole quantità di ghiaccio sulla leva di apertura, tanto da renderne alquanto difficile la manovra specialmente con i guanti.
Si accumula molto ghiaccio tra le cartucce e la scocca, fino a rendere impossibile una sciata corretta. Diventa ‘irritante’ dover sganciare il tutto ogni 1500-2000 m di dislivello per levare i blocchi di ghiaccio con un cacciavite o la punta di un bastoncino. 

L’attacco è – in realtà – molto delicato: saltando si spaccano le sedi del perno centrale e si deforma la gabbia esterna. La scelta di mantenere ‘abbastanza’ basso il peso dell’oggetto – presumibilmente effettuata per accontentare capre e cavoli – ha fatto si che sia poco robusto per il freestyle (oltre al freeride con salti su ogni cosa saltabile) e un po’ pesante per lo scialpinismo. 
 Soffre dei problemi di ogni scelta mediata su troppi vincoli molto lontani. Sarebbe probabilmente stata preferibile una versione leggera ed una kattyva.
La compatibilità con i ramponi automatici standard è una favola: il puntale dei Crispi Evo è ben più largo della sede anteriore di
- Petzl M12
- Grivel Air Tech Light
e la cosa più interessante è l’incompatibilità (ovvia) con la barretta ‘telemark’ di Petzl: come dire che la parte ‘alpinismo’ dello scialpinismo è – di fatto – ‘andata’ (e qui la logica sottostante è davvero incomprensibile)
Il meccanismo di sganciamento è rudimentale – e questo lo dichiara anche il costruttore – ma DAVVERO rudimentale, tanto da sganciarsi quando non deve pure se portato in posizione 5 (il massimo possibile). Non è carino avere sci che volano via in curva ad alta velocità: le montagne hanno il difetto di essere fatte di materiale piuttosto duro.
Però ci sono aspetti davvero interessanti, e cambiamenti rilevanti.
Poter avere i piedi dentro a scarponi comodi ma rigidi è un piacere indescrivibile, per non parlare di quella sensazione di contatto diretto tra caviglia e lamina – in effetti propria degli attacchi a piastra – che fornisce un controllo ed una facilità di guida impressionanti.
Emerge chiara la sensazione di avere un pivot point alquanto arretrato (finalmente) rispetto al vecchio standard e, sovratutto, il trasferimento di potenza agli spigoli è letteralmente devastante rispetto al 75 mm.
La cosa forse più piacevole è che cambia la visione della superficie sciabile, improvvisamente campo di gioco completamente diverso: le velocità elevate sembrano una passeggiata, gli spazi piccoli si ingrandiscono, le traiettorie diventano fluide e precise.
Concede meno errori del precedente, vuoi per gli scarponi che essendo tanto rigidi quanto precisi rendono problematici i recuperi (si deformano davvero poco), vuoi per l’attacco che trasferendo tutto e bene agli sci, trasferisce bene anche gli errori … (questi sono pregi).
Quanto mai interessante è il comportamento del sistema su superficie morbida. Si richiede una tecnica che ben enfatizzi il carico sullo sci posteriore, pena ‘divertenti’ piantate dell’attrezzo arretrato con relativa – e famosa – caduta in avanti sulla testa. Ma la sensazione di surfare con il massimo controllo è meravigliosa.
Lo scarpone ha caratteristiche estremamente positive: flex rigido e progressivo, grande precisione, elevata sensibilità rispetto alla superficie sciabile, buon volume in punta. La comodità – sempre per uno scarpone da Telemark – è ottima.
Il sistema favorisce una sciata compatta, solida, dinamica, veloce, con ginocchia vicine. La curva con il ‘passo’ ed una posizione molto lunga è alquanto sfavorita.
Improvvisamente sci che sembravano piuttosto larghi, diciamo oltre i 100 mm, diventano cosa facile da gestire.
Per ultimo, finalmente basta con la storia della leva posteriore (e punta della piccozza ben piantata nel collo), la cosa è definitivamente finita – ed era ora. Pur non essendo un attacco step-in si chiude senza inginocchiarsi (e senza assumere posizioni scomode) e dispone di ski-stopper, che fa piazza pulita dei tremendi leash sempre pronti a sganciarsi nel momento più inopportuno.
Sommario
Dopo (almeno) una decina d’anni di attesa, esce sul mercato una versione relativamente ’stabile’ (nel senso di non-sperimentale) del sistema NTN. Finalmente un salto in avanti, in realtà atteso da tanto (troppo) tempo, per la tecnica telemark. Scarpone rigido, performante e comodo ed attacco efficace e funzionale cambiano l’approccio del telemarker al terreno di gioco. Probabilmente è questo il vero punto forte del nuovo standard.
Però c’è ancora da fare, e molto, in termini di usabilità, affidabilità e rusticità. Purtroppo per ora l'unico produttore di attacchi rimane Rottefella, mentre sarebbe auspicabile l'entrata nel mercato di attori magari più industrialmente 'piccoli' ma con una volontà di ingegnerizzazione dell'oggetto tesa ad un miglioramento non tanto prestazionale quanto 'operativo' (più o meno come fu l'oramai 'andata' bombertele per il 75mm, e come è l'ottima Rainey Design) per correggere i succitati problemi.
Note
1. Setup usati:
- Freeride: Dynastar Legend Pro Rider 06/07 – 186, Rottefella NTN stiff (rosso), Crispi Evo 28.5;
- Giornate memorabili: Dynastar Legend Pro Rider XXL 07/08 – 194, Rottefella NTN stiff (rosso), Crispi Evo 28.5;
- Scialpinismo&Ripido: Dynastar Altitrail Powder – 178, Rottefella NTN mid-stiff (blu), Crispi Evo 28.5;
- Cazzeggio allo snowpark: Dynastar Trouble Maker – 175, Rottefella NTN stiff (rosso), Crispi Evo 28.5;
2. Prescindendo dalla powder stance, per sciare a tallone libero è – ovviamente – necessario ridurre l’angolo tra piede e caviglia posteriori, pena la perdita del controllo dello sci arretrato.
3. Relativamente ad una versione leggera, il delta non sarebbe elevato: fatti salvi i cosiddetti ‘attacchini’ il cui modello meccanico sembra – almeno per ora – piuttosto estraneo ad una applicazione a tallone libero, un buon attacco da scialpinismo ‘tallonato’ come il Diamir Eagle pesa 1720 g/paio contro i 1800 di un NTN. Per una versione resistente, guardando (sempre nell’ambito dei ‘tallonati’) ad un Marker Duke 16 siamo a 2630 g/paio, invece restando sul tradizionale un Bomber Bishop inclusivo di piastra andava sui 1800 g per ciascun attacco. |